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Tu Non Sei Un Gadget

Lo scorso fine settimana sono andato a farmi un giro in libreria e me ne sono tornato a casa con un tre o quattro libri, uno di questo e' il sopramenzionato You Are Not A Gadget di Jaron Lanier. Del libro ho sentito parlare un paio di volte e mi ha interessato abbastanza dal comperarlo, quindi questo fine settimana, dato che nevica sempre e fa' freddo, mi sono seduto in poltrona e me lo sono letto.

Il libro mi ha fatto una strana impressione, devo ammettere che lo stavo leggendo mentre cucinavo, quindi ogni tanto mettevo un segnalibro ed andavo a controllare il sugo e poi tornavo indietro, ma un paio di volte mi sono ritrovato a girare pagina e pensare "e che ca... come sono arrivato qui'?" e tornare indietro per vedere se non avevo saltato un paragrafo o mancava una pagina o qualche cosa. Definirlo "disgiunto" e' dire poco.

La prima parte e', piu' o meno' una denuncia del fatto che Internet sta' alterando il nostro modo di relazionarci con gli altri esseri umani. Chiedo scusa per il francesismo ma "ellapeppa". Il fatto che la tecnologia cambia il modo come gli esseri umani interagiscono e' assodato da quando Gorb prese un randello e picchio' Borb sulla testa perche' continuava a russare nella caverna. Taaanto tempo fa' (ma neanche tanto tempo fa' in effetti), l'unico modo per parlare con qualcuno era saltare a cavallo (per chi ce lo aveva) o mettersi a camminare e continuare finche' non si arrivava dove il qualcuno viveva ed una volta la' potevi parlare con il tizio in questione (se nessuno dei coinvolti era morto nel frattempo ovviamente). La cosa aveva tanti svantaggi, ma aveva un innegabile vantaggio: la gente aveva tutto il tempo di pensare a cosa ca$$o dire e solo le cose veramente importanti finivano per essere dette. Poi qualcuno invento' la Posta e le cose cambiarono drasticamente. Ok, ci volevano lo stesso diversi giorni perche' una lettera giungesse a destinazione ed il costo relegava la cosa ai ricchi o (di nuovo) a missive veramente importanti. Ma era gia' piu' semplice. Oggi abbiamo telefoni cellulari ovunque e nessuno parla piu' con nessuno, si preferisce mandare SMS o e-mails. Il cui contenuto viene categoricamente confuso ed alla fine nessuno capisce un tubo. Ma sto' divagando.

Lanier e' particolarmente preoccupato del fatto che, apparentemente, la nostra cultura contemporanea sembra dare sempre meno importanza all'individuo singolo mentre eleva la "massa" al rango di superentita'. Lui parla particolarmente di quei concetti molto cari a vari individui come hive-mind o crowd intelligence. Questi concetti sono (secondo Lanier) particolarmente cari a molti blogger (che scritto cosi' sembra una creatura che vive sul fondo di un fiume e comunica a scorregge) di Silicon Valley e non solo. Lanier sostiene che questo atteggiamento mette a repentaglio il concetto stesso di identita' sociale, spingendo la gente a non cercare di "essere se' stessi" ma semplicemente a conformarsi all'idea generale. Una sorta di "pressione sociale digitalizzata". Un'altra cosa che stressa molto e' che, secondo lui, c'e' un tentativo generalizzato di forzare le cose ad essere "a misura di computer" invece che cercare di adattare i computer ad essere "a misura di cosa". Lui porta l'esempio del MIDI, che fu' inventato allo scopo dichiarato di interfacciare i computer con sintetizzatori musicali e che lui vede come una storpiatura di cio' che e' la musica.

Ora, io potrei essere d'accordo con la cosa oppure no, ma sono costretto a notare che e' da sempre che la gente cerca in un modo o nell'altro di essere "parte del gruppo", comperando certe cose, vestendo in un certo modo o comportandosi in un certo modo. All'inizio era questione di sopravvivenza: chi non faceva parte di una tribu' finiva con l'ingrassare i lupi. Poi e' diventata una questione di prestigio, l'essere parte della "classe dominante" significava avere piu' soldi, piu' influenza o entrambe. Poi la rivoluzione industriale e lo sviluppo dell'agricoltura hanno azzerato la necessita' biologica: mangi anche se non fai parte di un gruppo, ma rimane sempre la cosidetta "pressione sociale". Chi non fa' parte del gruppo "IN" del momento e' relegato ad un gradino inferiore di una immaginaria scala gerarchica. C'e' anche gente che se ne strafrega (io per esempio) e c'e' gente che invece crea le tendenze invece di seguirle. Per quanto riguarda il MIDI, la notazione musicale (il pentagramma e le note) furono inventate secoli prima come mezzo per esprimere la musica in modo che fosse comprensibile e riproducibile quando registrazioni audio erano impossibili. Siamo tutti d'accordo che e' un modo imperfetto, ascoltate due diversi musicisti suonare lo stesso pezzo basato sullo stesso spartito e dovremo accettare il fatto che ognuno lo suona "a modo suo". Ma questo si puo' dire di qualunque modo di esprimere cose che sono per loro natura lineari. La digitalizzazione (ridurre la musica a singole note di durata e tono specifico equivale a digitalizzarla) fa' perdere del contenuto sempre e comunque. Se qualcuno ha un sistema migliore ben venga.

Poi di botto comincia a parlare di DRM, "Creative Commons" e prospetti economici nell'Open Source... Il che e' abbastanza inquietante... Voglio dire, stavamo parlando di affermazione della personalita' e di come il concetto di anonimita' su internet minaccia il senso stesso di personalita' e responsabilita' della persona (un concetto interessante se ci pensate) e di botto cominci a parlare di come un musicista dilettante puo' o non puo' fare dei soldi e perche' l'idea di relegare il guadagno ai cosidetti "collaterali" sia una boiata... Cappero e' successo?

E' un po' come se un alieno, truccato in modo non del tutto convincente come uno dei vostri vicini, si fosse introdotto in casa vostra e voi vi state domandando se intende solo rubarvi lo stereo o massacrarvi e mangiarsi il cadavere.

Questa strana parte unisce spiegazioni logiche a progetti psico-metafisici e termina con la proposta di non vendere musica (?) ma di vendere quello che lui chiama "songlets", che altro non sono che dispositivi che forniscono la licenza per riprodurre una o piu' opere musicali sotto forma di vari oggetti... ok, e come differisce esattamente questo dal semplice vendere un CD o DVD o altro "mezzo" che contiene la musica in se' stessa? Perche' se puoi copiare il CD o DVD non ci vorra' molto per qualcuno per trovare il modo di copiare la licenza contenuta nel... 'coso' e sei d'accapo. O manomettere il codice del software che dovrebbe recuperare la canzone dal mega-database su interdet dove la canzone e' memorizzata ed accedervi senza dover avere nessuna licenza. Certo, tutti i metodi di DRM fanno abbastanza schifo e fino ad ora le varie implementazioni non sono nemmeno da prendere in considerazione, ma io sostengo che la gente continuerebbe a comperarla la musica se costasse di meno.

Poi giro pagina e comincia a parlare di computazionalismo e dell'evoluzione degli uccelli...

In questa parte ci sono un paio di passaggi che mi hanno particolarmente colpito (soprattutto perche' mi stavo ancora grattando la pera cercando di capire cosa ca$$o stava succedendo, se questo libro non e' un libro ma e' una sorta di test psicologico o cosa) uno di questi e' il seguente (la traduzione e' mia): Forse sarebbe meglio se io potessi trovare una filosofia che io possa applicare nello stesso modo in tutte le circostanze, ma trovo che il modo migliore sia di credere a diversi aspetti della realta' a seconda del ruolo che sto' giocando o il diverso lavoro che devo svolgere.... Hemmm... Quindi tu pensi che il miglior modo di operare sia di essere schizofrenici... Ok. Suppongo che sia un modo come un altro, ma non ho mai sentito nessuno cercare di giustificare la cosa in modo razionale.

Dopo parecchi paragrafi che mi hanno fatto grattare la pera, alcuni che mi hanno dato da pensare ed altri che mi hanno fatto esclamare "yeah, right" in quel tono, sono arrivato alla fine del libro e li' ho trovato l'indizio finale: alcune parti di questo libro sono tratti da "blah blah", la colonna che l'autore scrive per il Discovery magazine, altri sono adattati dai contributi inviati sempre dall'autore a questo-e-quest'altra rivista... Okkey, mo' si spiega l'aspetto schizofrenico del libro. Non e' un libro, e' una collezione di articoli, parti di articoli ed altri pistolotti che sono stati scritti in diversi tempi e con diversi argomenti e poi inviati a diverse riviste per pubblicazione. L'autore ha deciso che non faceva abbastanza soldi ed ha deciso di riciclare tutta questa roba "aggregandola" in una forma che potesse essere quanto meno vendibile. Considerando che per una buona parte del "libro" l'autore pare essere contrario ai vari "aggregatori" (YouTube, WikiPedia e simili), mi pare quantomeno ipocrita, ma hei! almeno presenta alcune idee che sono interessanti.

Per concludere: a me e' abbastanza piaciuto, mi sarebbe piaciuto molto di piu' se fosse stato dichiarato prima che si tratta di una compilation di articoli scritti in diversi tempi, avrebbe fatto apparire la cosa meno schizofrenica e non mi avrebbe dato da pensare tanto alla salute mentale dello scrittore. Scrivere libri (aka: qualsiasi cosa di piu' lungo di un paio di pagine) e' difficile. Lo so perche' e' un anno che ci sto' provando, ma questo non giustifica il rivendere scampoli di scritti gia' pubblicati altrove come se fossero un lavoro a se' stante con un senso unico dall'inizio alla fine.

Davide Bianchi
14/02/2010 13:24

 

I commenti sono aggiunti quando e soprattutto se ho il tempo di guardarli e dopo aver eliminato le cagate, spam, tentativi di phishing et similia. Quindi non trattenete il respiro.

5 messaggi this document does not accept new posts
Andrea BallaratiMIDI Di Andrea Ballarati - postato il 15/02/2010 09:24
Non mi pare che MIDI abbia imposto particolari vincoli alla musica. Molto più limitativa è stata l'accettazione generale della scala a 12 semitoni. In che modo l'autore riteneva che il protocollo MIDI avesse forzato la musica ad adattarsi al computer?

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Andrea Ballarati


Davide Bianchi@ Andrea Ballarati Di Davide Bianchi - postato il 15/02/2010 10:17

> Non mi pare che MIDI abbia imposto particolari vincoli alla musica.

E' la stessa critica che faccio io.

> In che modo l'autore riteneva che il protocollo MIDI avesse forzato la musica ad adattarsi al computer?

Eh no! Troppo comodo! Se ti incuriosisce comperati il libro e leggitelo.

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Davide Bianchi


CorwynLineare??? Di Corwyn - postato il 16/02/2010 10:18

Forse che quando parlavi del MIDI invece che 'lineare' intendevi dire 'analogico' o, al limite, 'continuo'?
Non voglio essere pedante, ma visto che sei sempre abbastanza preciso con la terminologia ho pensato di farti notare il refuso

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Corwyn


Davide Bianchi@ Corwyn Di Davide Bianchi - postato il 16/02/2010 10:34

> Forse che quando parlavi del MIDI invece che 'lineare' intendevi dire 'analogico' o, al limite, 'continuo'?

Piu' che altro pensavo a "contrario di digitale".

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Davide Bianchi


Fede ricoROTFL Di Fede rico - postato il 16/02/2010 15:33

> blogger (che scritto cosi' sembra una creatura che vive sul fondo di un fiume e comunica a scorregge)

Ho riso tanto che ho dovuto smettere di leggere. Continuo domani, ciao!

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Fede rico


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