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Crisi economica?

Un sacco di tempo fa' (circa l'anno scorso) mi ero messo a leggere un sacco di libri nel tentativo di capire il perche' ed il percome della famosa "crisi del credito" mondiale.

Le mie letture non e' che mi abbiano schiarito le idee di molto, semmai hanno peggiorato la mia opinione della razza umana.

Poi ho cominciato a sospettare che le basi della crisi economica fossero molto meno "economiche" e molto piu' "energetiche", il che mi ha portato ad interessarmi di cose come esaurimento delle risorse et similia.

Un paio di giorni fa' mi sono imbattuto per puro caso in questo intervento di Jeff Rubin (ex-economista di CIBC -Banca di Investimento Canadese). al meeting della ASPO (Associazione per lo studio del picco di produzione petrolifera), Jeff e' un economista, ma ha una visione delle cose estremamente diversa dagli altri economisti... in effetti non lavora piu' per CIBC...

L'intero intervento (in inglese) e' disponibile su ASPOTV, una trascrizione dell'intervento e' disponibile su: The Oil Drum. Qui' sotto trovate la traduzione dell'intervento. Nel caso, ho anche prodotto un mp3 dell'intera cosa, non e' che le immagini siano poi tanto utili (non ci sono grafici, NOTA: i primi 20 secondo sono di silenzio).


Solitamente, conoscere la natura del male e' un primo passo essenziale per trovare una cura. La stessa cosa vale per una crisi economica. Conoscere la causa della crisi e' un passo necessario se si vuole evitare di cascare dentro una altra. In particolare se la crisi economica e' anche la peggiore crisi economica del dopoguerra.

E' convinzione comune, esposta da vari economisti, ministri delle finanze e gli idioti che appaiono in televisione, che la crisi, i cui effetti sono ancora avvertibili qui' negli USA e nel mondo, e' soprattutto una crisi economica, le cui radici si trovano nel fallimento del mercato dei cosidetti mutui a basso costo negli USA. In altre parole un mucchio di case ripossedute ed invendibili di proprieta' di banche in zone depresse come Cleveland, tutte finanziate con credito facile e mutui di dubbia validita', che hanno colpito il mercato finanziario come un qualche tipo di bomba termonucleare tossica. E poi all'improvviso, una crisi del mercato immobiliare negli USA si e', in qualche modo, tramutata in una crisi di proporzioni globali.

Wow, non sapevo che Cleveland fosse cosi' importante. Non c'e' nessun bisogno di spiegarmi l'impatto della crisi del mercato finanziario. Perche' pensate che sia diventato uno scrittore? Ma c'e' una grossa differenza tra il far saltare i premi di produzione di un gruppo di banche di investimento e far saltare Wall Street e quello che e' successo.

Se vi state domandando come mai delle istituzione che dovrebbero essere avverse ai rischi, come la banca per la quale lavoravo, si siano ritrovate a dover mettere in bilancio perdite di oltre 10 miliardi di dollari in cose chiamate 'Collateralized Debt Obligation' che erano costruite da blocchi di mutui privi di valore, la ragione e' molto semplice: erano catalogate AAA. Il che significa che le agenzie che verificano l'attendibilita di queste cose hanno assegnato a questi titoli la stessa possibilita' di fallimento che ha il Ministero del Tesoro Americano. Quello che le banche si sono dimenticate e' chi paga le agenzie di verifica. Le agenzie non sono pagate dagli investitori, sono pagate da chi emette i titoli. In Economia questo e' un rischio morale, noi banchieri lo chiamiamo "sfiga".

E' facile vedere come i mutui falliti hanno danneggiato Wall Street, e' molto piu' complicato capire come siano diventati la cause di una crisi globale. Perche' economie che non avevano nessun mutuo del genere sono finite in una crisi anche peggiore? Perche' queste economie sono entrate in crisi ancora prima degli USA? Forse, ma proprio forse, c'e' qualche cosa di piu' importante per l'economia mondiale dei mutui falliti o di Wall Street. Qualche cosa come il petrolio a 150$ al barile per esempio. Se abbiamo imparato qualche cosa guardando l'economia negli ultimi 40 anni e' questo: falla andare con petrolio a buon mercato e va veramente bene, prova ad usare petrolio costoso e si blocca tutto.

Tutte le principali crisi del dopoguerra hanno tracce d'olio. La prima crisi petrolifera del 1973 produsse la piu' profonda crisi economica, a quei tempi. La seconda crisi petrolifera produsse non meno di due crisi: 1979 e 1982. Quando Saddam Hussein invase il Kuwait e lascio' meta' dei suoi pozzi in fiamme, il petrolio improvvisamente arrivo' alla cifra -mai vista prima- di 40 dollari al barile ed improvvisamente il mondo industrializzato entro' in crisi.

Wow... Mi domando che cosa e' successo al prezzo del petrolo prima di questa crisi. Mi pare che il prezzo sia passato da 30 $ al barile all'inizio del 2004 fino a 150 $ al barile nel 2008. Anche aggiustando per l'inflazione quell'incremento di prezzo e' piu' del doppio dell'incremento che si verifico' in entrambe le crisi petrolifere precedenti. Se quelle crisi hanno prodotto una recessione economica tanto devastante perche' la piu' grande crisi petrolifero di tutti i tempi non dovrebbe essere indicata come la causa principale della piu' grande recessione economica mai vista prima?

Le crisi petrolifere hanno molti modi di causare recessioni economiche. Prima di tutto c'e' il trasferimento di fondi. Quando il petrolio e' passato da 30 $ al barile a 150 $ al barile, oltre un miliardo di dollari hanno cambiato proprietario, passando dai paesi industrializzati, consumatori di petrolio, ai paesi dell'Opec, produttori di petrolio. Quello non e' stato un trasferimento neutrale, perche' le percentuali di risparmio dei paesi dai quali quei soldi arrivavano, come gli USA, erano sostanzialmente zero. Il che significa che la gente spendeva tutti i soldi che riceveva. Mentre i paesi verso cui i soldi sono stati diretti, posti come l'Arabia Saudita e gli Emirati Arabi, hanno percentuali di risparmio di quasi il 50%. Quindi non era sicuramente neutrale per l'economia.

Un elevato costo del petrolio (e quindi dell'energia - ndt) provoca recessione anche perche' rimuove altre spese non legate all'energia. Due anni fa, quando la benzina costava 4 $ al gallone, Americani delle classi non abbienti spendevano di piu' per riempire il serbatoio di quanto spendevano per riempire lo stomaco.

Ma il meccanismo, il modo, piu' importante di tutti che ha il prezzo elevato del petrolio di produrre recessione e' il suo impatto sull'inflazione e sui tassi d'interesse.

Se vogliamo dare la colpa a qualcuno per la crisi dei mutui a basso costo non abbiamo che l'imbarazzo della scelta. Potremmo cominciare con agenzie di finanziamento poco pulite, che approvavano mutui a raffica per poi rivenderli in blocchi ad istituti finanziari. Potremmo procedere con gli stessi istituti finanziari, che hanno giocato alla roulette russa con i fondi dei risparmiatori ed ovviamente le agenzie di verifica che hanno catalogato quei documenti come "sicuri". E possiamo anche dare la colpa al governo ed alle sue agenzie di controllo che stavano dormendo al volante, come la Commissione di Sicurezza degli Scambi, che e' stata indifferente o cieca a tutta la situazione.

Tuttavia, il vero colpevole dietro tutta la faccenda e' il costo infinitesimale del capitale e gli interessi a 0%. Tutta l'avidita' del mondo non ha potuto fare cio' che il capitale facile ha reso possibile. I mutui facili sono stati creati dal capitale facile e da tassi di interesse inesistenti e la bolla del mercato immobiliare e' stata distrutta dai tassi di interesse. Tutti sono d'accordo, solo che nessuno domanda: come mai i tassi di interesse sul capitale sono passati dall'1% del 2004 al 5.5% del 2006?

Tutti i banchieri, persino Alan Greenspan, converranno che il tasso di interesse sui prestiti e' una immagine del tasso di inflazione. Nel 2004 avevamo un tasso di prestito dell'1% perche' avevamo un tasso di inflazione dell'1%. Nel 2006, il tasso di inflazione era oltre il 5.5%, il piu' alto tasso di inflazione mai visto negli USA dal 1991, quando, per coincidenza, si verifico' l'ultima crisi petrolifera. Improvvisamente, il capitale non era piu' gratis. Improvvisamente, nessuno riceveva carte di credito che non aveva mai chiesto. Ed improvvisamente, gente che aveva acquistato case con mutui ad interessi zero si e' ritrovata a pagare il 7 o l'8% di interessi.

Se i tassi di interesse non fossero aumentati, tutto questo non sarebbe mai successo. Perche' l'inflazione e' aumentata? Tutto l'incremento dell'inflazione e' venuto da un unico componente del "cesto" di calcolo: la componente energetica. Alla fine del 2006 la componente energetica aveva un tasso di inflazione del 35%, tutto a causa di un costo: il costo del petrolio. Il costo del petrolio passo' da 30 $ al barile, costo che, incidentalmente, ogni analista all'epoca considerava 'stabile', ad oltre 70 $ al barile. Se il petrolio fosse rimasto a 30 $ al barile l'inflazione non sarebbe aumentata e nemmeno i tassi di interesse. Tutti quei tizi in Cleveland sarebbe ancora la', nelle loro case finanziate da mutui a tasso zero. Lehman Brothers e Bear Stearns sarebbero ancora con noi ed io probabilmente sarei ancora il capo economista a CIBC.

Ma non e' andata cosi. Perche' il prezzo del petrolio e' andato su fino a 147 $ al barile? Dove ogni economista spergiurava che non sarebbe mai arrivato. Be, ci sono due ragioni per cui gli economisti sostenevano che il petrolio non sarebbe mai arrivato ad un prezzo a 3 cifre, e sono gli adorati principi della domanda e dell'offerta. Prima di tutto c'e' la teoria della curva in salita dell'offerta. Per cui a prezzi piu' elevati corrisponde una offerta maggiore, cosi' come successe dopo le precedenti crisi petrolifere, quando il petrolio comincio' a fluire dal Mare del Nord e dall'Alaska. E questo non solo spezzo il giogo che Opec aveva sul mercato ma mando' il prezzo del petrolio in cantina.

Sfortunatamente, come tutti sappiamo, non ci sono altri Mari del Nord e non c'e' un altro Alaska. Si' ci sono le Sabbie Petrolifere e c'e' il Golfo del Messico, e la curva in salita ha portato nuove fonti, ma solo ad un prezzo che non potevamo permetterci di pagare.

E cosa dire dell'adorato principio della Domanda? Un prezzo elevato non dovrebbe schiacciare la domanda? Be', si' ed infatti la domanda si e' ridotta. In certi posti. Si e' ridotta negli USA, in Canada, in Giappone ed in Europa. Quindici anni fa, se queste economie riducevano il loro consumo di petrolio, il prezzo sarebbe ridisceso, perche' quindici anni fa queste economie rappresentavano il 75% della domanda mondiale. Oggi queste economie rappresentano solo il 50% del consumo mondiale. Domani conteranno ancora meno. Non e' stato il cosumatore Americano che ha portato il petrolio a 147$ al barile e di certo non sara' il consumatore americano che lo portera' anche piu' in alto al prossimo ciclo. Abbiamo gia' visto il massimo della domanda in questo paese e negli altri paesi industrializzati.

Dove pensate che il consumo di petrolio sia aumentato di piu? Molti di voi probabilment direbbero in Cina, ed in effetti hanno anche ragione. La Cina ha aumentato i suoi consumi da 2 milioni di barili al giorno fino a circa 9 milioni di barili al giorno. Ma io conosco un posto dove la domanda e' aumentata anche di piu'. Ed e' lo stesso posto che secondo i politici dovrebbe fornire il petrolio nel futuro. L'anno scorso, i paesi dell'Opec ed altri due produttori non-Opec (Messico e Russia), hanno consumato 14 milioni di barili al giorno. Quasi due Cine!

Cosa rende Opec cosi' assetato del suo stesso petrolio? Bhe, se avete mai fatto rifornimento in Caracas (Venezuela - ndt) ve ne siete accorti subito: costa 20 centesimi al gallone. In Riad in Saudi Arabia e' un pelo di piu', e' 40 centesimi al gallone. Ed e' 40 centesimi sia che il petrolio costi 20 $ al barile sia che ne costi 150.

Se pensate che gli automobilisti abbiano la vita facile nei paesi dell'Opec, dovreste vedere come va ai produttori di energia. Cosa e' la cosa piu' sciccosa da fare in Dubai? Sciare ovviamente! Io adoro sciare e sono canadese. Ma andare a sciare in un posto dove fa' talmente caldo che e' possibile friggere un uovo sul marciapiede usa un sacco di energia. In effetti, un singolo giorno di operazioni a Ski Dubai usa lo stesso quantitativo di energia che un Americano consuma in un mese. La domanda non e' quindi "quanta capacita' produttiva ha l'Opec", semmai e' quanta capacita' di esportazione ha. Ed ogni giorno tale capacita' si riduce perche' ogni giorno un po' di piu' e' usato in casa.

Ora, e' il loro petrolio ed il loro gas, e se vogliono consumarlo per andare a sciare nel mezzo di uno dei piu' caldi deserti della terra, e' il loro diritto. Quello che voglio dire e' che le possibilita' che il petrolio nel futuro arrivi dall'Opec, non sono molte e le possibilita' che sia petrolio a buon mercato sono ancora di meno.

Il petrolio e' disceso a 40 $ al barile durante la crisi economica. E per molta gente quello e' stato il segno che non aveva alcuna ragione per essere al di sopra dei 100 $. Ma quello che questa gente dimentica e' che durante la crisi, la domanda a livello mondiali scese. E scese per la prima volta dal 1983. Tanto grande fu la crisi.

Il picco di produzione non e' un problema se l'economia in cui si verifica e' in fase di contrazione, diventa un problema se l'economia e' in fase di crescita. La prima cosa che indica una ripresa dell'economia e' che il consumo comincia ad aumentare. La seconda cosa e' che il prezzo del petrolio comincia ad aumentare. Dove e' il prezzo del petrolio oggi? Oltre 80 $ al barile. Con l'eccezione della Germania e del Canada, il PIL di ogni altro paese del G7 e' ancora kilometri sotto al livello che aveva prima della crisi.

Tuttavia, i prezzi del petrolio di oggi, visti con l'ottica di 3 anni fa, sarebbero un record mai visto prima. Ora e' il prezzo a cui il petrolio si aggira nel mezzo della peggiore crisi economica mai vista prima. Dove pensate che andra' nel futuro?

Vi diro' dove penso io che andra' nel futuro. Anche durante questa cosidetta "ripresa" economica, vedremo il prezzo al di sopra dei 100 $ al barile. E non succedera' in 10 o 15 anni, succedera' in 10 o 15 mesi. E non e' molto chiaro per me se l'economia mondiale e' in grado di affrontare oggi un petrolio a 100+ $ al barile di quanto lo fosse nel 2008. Ora, un sacco di gente mi dice "Jeff, la storia dell'economia ci insegna che la necessita' e' la madre dell'invenzione. Dacci 10 o 15 anni di aggiustamento e svilupperemo tecnologie alternative cosi' da essere indipendenti dal petrolio".

Ed hanno ragione. In 10 o 15 anni avremo risolto il problema dal lato della produzione. Ma come ho detto, il rendez-vous con il petrolio a 100+ dollari non e' in 10 o 15 anni, e' in 10 o 15 mesi. Quindi invece di trasformare la merda di mucca in benzina ad alto rendimento, dovremmo imparare a lasciare a casa l'automobile, ed e' esattamente quello che sta succedendo. Nel 2009 c'erano 4 milioni di auto in meno sulle strade d'America rispetto all'anno precedente. E nei prossimi 10 anni, 40 milioni di americani imboccheranno la rampa d'uscita, la domanda e' "ci sara' un autobus su cui salire?". Invece che dare 40 miliardi di dollari alla GM sarebbe stato meglio spendere quei soldi in trasporto pubblico.

In un mondo con il prezzo del petrolio a 3 cifre improvvisamente la velocita' dell'economia cambia. E questo e' uno dei problemi che abbiamo in America: non ci rendiamo conto che la velocita' e' cambiata. Il modo come l'economia puo' crescere quando il petrolio e' 20 o 30 dollari al barile e' completamente diverso di come puo' crescere ad 80 o 150 $ al barile.

E questo e' qualche cosa che nemmeno l'Amministrazione (la Presidenza degli USA - ndt) capisce. Perche' quello che il Presidente non puo' portare e' il petrolio a buon mercato. Certo, puo' portare petrolio costoso. Possiamo costruire un oleodotto dalle Sabbie Petrolifere del Canada fino alle raffinerie del Golfo e possiamo ottenere petrolio. Ma per ottenere quel petrolio, il prezzo da pagare e' nell'ordine delle 3 cifre e non possiamo permettercelo. Ma cercare di pompare l'economia con stimoli fiscali non e' un sostituto di petrolio a basso costo, non fara' crescere l'economia, fara' solo crescere il deficit.

Ma peggio che mandare milioni di automobili fuori dalla strada, il prezzo del petrolio a 3 cifre mandera' l'economia diritta indietro nella crisi, a meno che l'economia non cambi. Non possiamo fare molto per risolvere il problema del prezzo del petrolio, quello e' dove e' la curva della produzione. E se abbiamo dei dubbi, basta guardare le Sabbie Petrolifere del Canada. Certo, ci sono 170 miliardi di barili la'. E ce ne sono 500 miliardi nella cintura dell'Orinoco, ma quello non e' il problmea. Il concetto di esaurimento delle risorse non e' solo un concetto geologico, e' piu' che altro un concetto economico, perche' se il costo di estrarre quel petrolio dalla sabbia e' piu' alto di quello che possiamo permetterci, non importa quanti miliardi di barili ce ne sono.

Quindi come ci adattiamo? Come facciamo crescere l'economia con il prezzo del petrolio a 3 cifre? Cambiamo la natura della nostra economia. In un mondo con il prezzo del petrolio a 3 cifre, la distanza costa soldi. La nostra economia globale, dove produciamo le cose ad un estremo del pianeta per venderle all'altro estremo, non ha alcun senso perche' in molti casi, quello che si risparmia nella produzione si perde nel trasporto.

Prendiamo per esempio l'acciaio. Proprio prima della crisi economica una cosa molto strana stava succedendo nel mercato americano. Quando il petrolio ha raggiunto i 100 $ al barile, improvvisamente, le esportazioni di acciaio dalla Cina sono precipitate ed improvvisamente, la produzione di acciaio negli USA ha cominciato a riprendere terreno ed improvvisamente, US Steel Corp, uno dei peggiori titoli azionari nel mercato, ha visto il prezzo delle sue azioni raddoppiare.

Che cosa stava succedendo? Ve lo dico io cosa stava succedendo, per la prima volta in 20 anni, produrre acciaio negli USA era piu' conveniente che importarlo dalla Cina. Perche'? Consideriamo cosa ci vuole per produrre acciaio in Cina. Prima di tutto, minerale di ferro deve essere spedito dal Brasile, attraverso il Pacifico, trasformato in acciaio, un processo che e' di suo molto costoso dal punto di vista energetico, ed il prodotto finale spedito indietro attraverso il Pacifico negli USA. Con il petrolio a 20 $ al barile funziona ed e' conveniente. Con il petrolio a 100 $ al barile non funziona piu', perche' aggiunge 60 o 70 $ alla tonnellata al costo di una tonnellata di acciaio. Quando lavoro umano ci vuole per produrre acciaio oggi giorno? Da un'ora e mezza a due ore. Il costo del trasporto improvvisamente eccede il costo del lavoro umano. Chi avrebbe potuto pensare che il prezzo del petrolio a 3 cifre avrebbe pompato nuova vita nell'industria metallurgica americana, ma in un mondo in cui la distanza costa soldi, questo e' esattamente quello che e' successo.

Prendiamo il cibo. L'anno scorso la Cina ha esportato 6 miliardi di dollari in cibo verso gli USA. Tutto, dalle mele ai polli surgelati, un tipo completamente diverso di 'take-away cinese'. L'acciaio non deve essere refrigerato, i polli surgelati probabilmente si'. Cosa pensate che alimentasse quel congelatore? Petrolio. Lo stesso petrolio che fa andare la nave. In un mondo in cui il prezzo del petrolio e' a 3 cifre non importa se il costo del lavoro umano in Cina e' inferiore a quello degli USA, perche' il costo di trasportare quei polli surgelati e' maggiore della differenza.

Non e' che smetteremo di usare l'acciaio in questo paese, e certamente non smetteremo di mangiare. Quello che succedera' e' che dovremo farci il nostro di acciaio e dovremo anche produrre il nostro cibo. Sfortunatamente, gran parte del nostro terreno agricolo e' finito coperto dall'asfalto. Cosi' come il prezzo del petrolio ha inspirato nuova vita nell'industria metallurgica, lo stesso prezzo ritrasformera' quei lotti di terreno pavimentato e trasformati in ville unifamiliari nel terreno agricolo che erano in origine, 30 o 40 anni fa. Le forze economiche che hanno distrutto il nostro settore manufatturiero e che hanno asfaltato sul terreno agricolo quando il petrolio era a buon mercato sono le stesse che faranno l'opposto in un mondo in cui il petrolio e' costoso. E questo non sara' determinato dalla politica, dal governo o dalle ideologie, ne' dalla volonta' o meno di ridurre le proprie emissione di carbonio nell'atmosfera. Questa' e' semplicemente economia spicciola.

Il prezzo del petrolio a 3 cifre ridefinira' le curve di costo. E quando le curve di costo cambiano, la geografia economica deve cambiare. So che per certa gente il mondo del petrolio a 100+ dollari e' il dominio dell'apocalisse. Per certa gente l'avvento del picco di produzione e del petrolio a quei prezzi significa la fine della nostra economia e, per alcuni, della civilta' come la conosciamo. Ma io non sono pessimista e non condivido quella visione. Io sono un economista, io credo nel potere dei prezzi.

Certo, se continuamo a volere importare i nostri polli surgelati dall'altra parte del pianeta dove il lavoro umano e' conveniente, se continuamo a voler comperare il nostro acciaio dall'altra parte del pianeta o a voler guidare casa-ufficio per 80-100 Km al giorno nei nostri SUV, allora il picco di produzione non sara' solamente una crisi economica, sara' la crisi del PIL e sara' l'apocalisse. Ma come ho detto, io sono un economista e credo nel potere dei prezzi. Io credo che cambieremo. Credo che non finiremo con l'importare cibo dall'altra parte del pianeta. Io non credo che gli USA siano schiavi di questo modo di vivere e di abitare.

E chissa', potremmo anche scoprire che questo nuovo piccolo mondo dietro l'angolo e' parecchio piu' vivibile, godibile e sostenibile di quello grande ed 'oleoso' che stiamo per lasciare.

Molte Grazie.

Davide Bianchi
11/11/2010 12:52

 

I commenti sono aggiunti quando e soprattutto se ho il tempo di guardarli e dopo aver eliminato le cagate, spam, tentativi di phishing et similia. Quindi non trattenete il respiro.

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